mediterraneo

Marisa Martínez Pérsico, “La única puerta era la tuya”, Madrid, Editorial Verbum, 2015, pp. 83.

Siamo lieti di presentare una raccolta di poesie di particolare valore lirico di Marisa Martínez Pérsico.

Di sangue argentino ma da tempo radicata in Italia, l’autrice conserva un legame forte con il paese natale, espresso puntualmente nelle sue diverse pubblicazioni. Vale ricordare che la studiosa fa parte dal 2015 del Consejo Consultivo Internacional della Biblioteca Ayacucho (Venezuela), della Red de Científicos Argentinos en Italia del Ministerio de Ciencia, Tecnología y Innovación Productiva de la Nación Argentina e dei comitati scientifici o editoriali delle riviste Interpretextos (Universidad de Colima, México) e Artifara (Università degli Studi di Torino). Si occupa inoltre di letterature comparate e di letterature argentina, spagnola ed ecuadoriana del primo Novecento.

La raccolta è inserita nella Colección Verbum Poesía, diretta dal poeta boliviano Pedro Shimose, che ha sempre dato voce a scrittori americani poco noti in Spagna (da Gáston Baquero a Leopoldo Castilla, Santiago Sylvester), ma anche ad autori spagnoli (Carlos de la Rica, Vicente Cervera, Luis Antonio de Villena).

Il volume, La única puerta era la tuya è ripartito in quattro sezioni principali: Único encuentro, Desabrigos y recordatorios, che raccoglie diciotto poesie; Vagamunda, che ne raggruppa quindici e Tres epílogos intertextuales.

I suoi versi sono caratterizzati da una scrittura fluida e chiara; nelle sue poesie si scorge una vita raminga: «Vengo de aquí / donde las sangres urden su tejido / sin la dócil precaución / de los dedales. / Como una vagamunda impertinente / que bajó del azar / como de un barco» (p. 11), una rievocazione di emozioni sensuali: «te escaparás, alada, cuando exhale / la última ronda de suspiros / que se extingue / en la cifra de tres horas» (p. 19), il richiamo alla memoria della fanciullezza: «Madre, cuéntame un cuento, como cuando era pequeña. / Quiero apagar el nihilismo en cloroformo / la adversidad en un biberón tibio / montar unicornios y centauros / cabalgar la amnesia» (p. 33).

La Pérsico trasforma le emozioni passate in un impulso vitale di rinascita: «Consolida las pezuñas dolorosas / contra el tacto amarillo. / Pulveriza el cartón con tu epilepsia. / Léeme al fin» (p. 47), inoltrandosi nel presente e spingendosi verso il futuro senza alcun indugio.

Un apprezzamento va anche alla copertina e al titolo che introducono molto bene un’opera meritevole di una adeguata attenzione.

E. del Giudice

Descargar el boletín en formato PDF.